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giovedì 13 novembre 2014

De Caro, Mario, Mori, Massimo, Spinelli, Emidio (a cura di), Libero arbitrio. Storia di una controversia filosofica

Roma, Carocci, 2014, pp. 392, euro 24, ISBN 978-88-430-7310-8.

Recensione di Matteo Sozzi - 29/09/2014

Il volume è un importante contributo per una chiarificazione delle tematiche legate alla questione del libero arbitrio. Si articola in 14 interventi di diversi autori, nei quali vengono presentate in prospettiva storica le problematiche inerenti il libero arbitrio nei pensatori o nelle correnti di pensiero che, da Platone al dibattito contemporaneo, hanno proposto riflessioni significative sul tema. Da subito emerge come il libero arbitrio non costituisca soltanto una controversia rispetto alla quale i filosofi si sono espressi e schierati, 

martedì 3 luglio 2007

De Caro, Mario – Spinelli, Emidio (a cura di), Scetticismo. Una vicenda filosofica.

Roma, Carocci, 2007, pp. 298, € 20,00, ISBN 9788843040674.

Recensione di Antonio Allegra – 3/7/2007

Storia della filosofia, Filosofia teoretica (gnoseologia)

Il volume curato da De Caro e Spinelli è una raccolta di studi che affrontano, da differenti prospettive, vari aspetti del problema dello scetticismo. Complessivamente, i testi rappresentano una sorta di introduzione ragionevolmente completa, anche se piuttosto articolata al suo interno, alla questione.
Il libro è organizzato in tre sezioni. La prima affronta la storia dello scetticismo dall’antichità al rinascimento; la seconda si concentra sull’età moderna; mentre l’ultima analizza l’età contemporanea. Appare dunque evidente un maggiore peso, comparativamente, dell’ultima parte, il che può essere spiegato dal consistente recupero contemporaneo di alcuni temi scettici: in effetti, mentre la maggior parte dei contributi si concentrano su classiche questioni storiografiche, la sezione dedicata agli sviluppi recenti si caratterizza per una precisa e opportuna attenzione nei confronti del dibattito epistemologico che ha luogo nella filosofia analitica attuale. Ma più in generale tale taglio epistemologico, piuttosto che semplicemente ricostruttivo, appare dominante nell’impostazione dell’opera.
Non a caso il problema viene compendiato in questo modo: come possiamo disporre di un accesso “epistemologicamente incontrovertibile” nei riguardi del mondo (p. 10)? Questa è la domanda che spiega la presenza incombente dello scetticismo ovvero l’importanza della tentazione scettica all’interno dell’impresa epistemologica della modernità; ma già dal proprio inizio l’avventura dello scetticismo è caratterizzata da una serie di consistenti e interconnesse ambiguità che anticipano alcune classiche posizioni dei diversi orientamenti epistemologici. Fin da Pirrone e dal primo quadro retrospettivo offerto da Sesto emerge una distinzione emblematica, tra scetticismo come dogmatismo negativo e “autentico pirronismo” (i cui caratteri, d’altra parte, non è facile determinare precisamente); così come la storia dello scetticismo accademico mostra subito una costante, ovvero la possibile interpretazione in termini di fideismo od illuminazione (cfr. soprattutto il saggio di Spinelli) destinata a tanta fortuna ad esempio nell’opera di un Bayle.
Questo coacervo già complesso viene a trasmettersi alla filosofia moderna all’epoca di Montaigne, epoca che vede, emblematicamente, tutta una serie di autori tra i quali spicca Francisco Sanches; e viene crucialmente radicalizzato da Cartesio (al quale gli scetticismi libertini appaiono, in certo senso, troppo moderati). Da allora in poi lo scetticismo fa parte del quadro fondamentale dell’impresa filosofica: e precisamente le sue tipiche ambiguità gli assicurano peso epistemologico. La posizione cartesiana diventa praticabile, ad esempio, proprio nella misura in cui dubitare di tutto significa asserire qualcosa di positivo (sullo schema de “la verità non esiste”). Detto diversamente, non appena la sospensione del giudizio o il silenzio scettico vengano dichiarati impraticabili, la ricostruzione conoscitiva è immanente; e tuttavia, l’origine nello scetticismo della conoscenza così conquistata non mancherà di gettare la propria ombra sulla peculiare fragilità di “cose” che sono divenute “oggetti”, ovvero enti resi trasparenti al pensiero (cfr. pp. 91-93 e passim del bel saggio di Paola Rodano, con riferimento a note analisi di Alquié e Marion). Ciò significa, a ben vedere, che il rapporto tra rappresentazionalismo e scetticismo è connaturato e ben lungi dal risolversi unicamente a favore della conoscenza, come la vicenda dell’empirismo mostra efficacemente (e come le stesse riflessioni cartesiane sui temi dell’onnipotenza divina e sul Dio ingannatore manifestano opportunamente). D’altra parte, la storia della tendenza scettica oltre Cartesio, soprattutto in Hume da una parte ed Hegel dall’altra, mostra quanto il sapere continui a venire direttamente od indirettamente attraversato dall’incertezza, anche se con esiti ben diversi in virtù della differente decisione di arrestarsi alla scoperta scettica, oppure di pretendere di rovesciarne il senso.
In effetti, il tentativo di fare dello scetticismo un peculiare alleato dell’impresa conoscitiva, di depotenziarlo senza pretendere di annullarlo, è visibile anche negli autori contemporanei al centro dell’ultima sezione. Si tratta, ad esempio, di mostrare in che senso il fallibilismo, piuttosto che il fondazionalismo, può essere una risposta credibile alla sfida scettica (Dell’Utri); oppure di tentare di distinguere le sorti della conoscenza da quelle della giustificazione (dato che è quest’ultima ad essere messa soprattutto in crisi dal punto di vista scettico: cfr. in modo diverso Egidi e Coliva.).
In generale, l’ultima parte del volume mostra non soltanto la presenza delle ipotesi scettiche, ma anche il ritorno di scorciatoie naturalistiche, più o meno aggiornate, di cui è ragionevolmente semplice mostrare l’inadeguatezza (De Caro). Appare piuttosto evidente che fare riferimento ai metodi della scienza naturale per dimostrare che lo scetticismo è ingannevole non è una strategia promettente – visto che lo scettico pone un problema di ordine anzitutto concettuale, e non empirico. Al contrario, più incoraggianti appaiono le analisi di ordine appunto concettuale, ovvero attinenti all’ordine della giustificazione (sia pure variamente intesa) – e dunque, anch’esse aggiornamenti di mosse argomentative classiche spesso dal sapore elenctico.
Il volume presenta, dunque, questi indubbi punti di forza: si tratta di una introduzione ragionevolmente completa (più di quanto è potuto emergere in questa recensione, per forza di cose parziale) al problema dello scetticismo; inoltre, proprio in virtù di questa completezza mostra come alcuni plessi cruciali siano destinati a ripresentarsi. D’altra parte, è opportuno notare una certa eterogeneità stilistica e per così dire di registro comunicativo delle sue parti, quale prezzo che viene pagato precisamente a questo obiettivo di completezza.

Indice

Introduzione: forme dello scetticismo (M. De Caro – E. Spinelli)
L’antico intrecciarsi degli scetticismi (E. Spinelli)
Scetticismo e criticismo nel Medioevo (A. Maierù – L. Valente)
Montaigne, Sanches e la conoscenza attraverso i fenomeni. Gli usi moderni di un  paradigma antico (G. Paganini)
Lo scetticismo di Cartesio (P. Rodano)
Hume, i limiti dello scetticismo e le radici del naturalismo (E. Lecaldano)
Modernità di una storia antica: Kant, Hegel e lo scetticismo (C. Ferrini)
Scetticismo e fallibilismo (M. Dell’Utri)
Pessimismo epistemologico e certezza (R. Egidi)
Lo scetticismo sull’esistenza del mondo esterno (A. Coliva)
L’irrefutabilità dello scetticismo: aporia insanabile o questione irrilevante? (M. De Caro)
Note
Bibliografia


I curatori

Mario De Caro insegna Filosofia morale presso l’Università “Roma Tre”.
Emidio Spinelli insegna Storia della filosofia antica presso l’Università di Roma “La Sapienza”.

domenica 15 gennaio 2006

Spinelli, Emidio, Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico.

Roma, Lythos, 2005, pp. 211, € 11,50, ISBN 88-89604-07-7.

Recensione di Gianfranco Cordì - 15/01/2006

Storia della filosofia (antica)

Emidio Spinelli compie, nei riguardi dell’oggetto della sua indagine - lo scetticismo antico, ovvero quella «corrente di pensiero o agoge» (p. 2) che si sviluppò in Grecia nei secoli IV e III a.C. – un’operazione che si compone di tre movimenti. Spinelli circoscrive lo scetticismo in quello che storicamente è stato; nelle stesse parole che usa con riferimento alle intenzioni sottese a uno dei sei capitoli che compongono il suo libro, afferma: «Mi pare giusto, anzi storiograficamente e concettualmente opportuno restituire al Cesare scettico quel che è suo» (p. 134). Per fare ciò, e siamo al secondo movimento, centra il discorso prevalentemente sulla filosofia di Sesto Empirico (Mitilene, 180 a.C. - Atene, 214 a.C.), «il più fecondo e ricco autore scettico-pirroniano a noi noto» (p. 114). Per essere più precisi, Spinelli concentra la sua attenzione sui tre libri dei Lineamenti pirroniani, opera nella quale Sesto «si impegna non solo a difendere l’indirizzo pirroniano da accuse e fraintendimenti, più o meno malevoli, ma nel far questo si sforza di definire “il programma dello scettico”» (p. 135). Infine, terzo movimento, Spinelli utilizza le due operazioni suddette per consegnare alla nostra attenzione una filosofia (quella scettica) assurta «a oggetto d’indagine di prim’ordine, soprattutto per gli stimoli intellettuali che [offre …] e per le sorprendenti affinità che [mostra…] rispetto a tematiche e metodologie care anche alla ricerca filosofica contemporanea» (p. ix). Una volta stabilito che, per lo scettico, «la prima tappa [è… la speranza di conquistare l’imperturbabilità, a fronte di una condizione conoscitiva sentita come problematica e “fallimentare”» (p.136), Spinelli ci informa che per gli scettici «la strada, sottratta […] a qualsiasi rigida connessione del tipo causa-effetto, per giungere all’imperturbabilità» (p. 29) o ataraxia è la «pratica delle sospensione del giudizio o epochè» (ibid.). Tramite i dieci tropi (o modi) di sospendere il giudizio proposti da Sesto, lo scettico perviene a una «capacità di individuare o, se è il caso di produrre discorsi in reciproco conflitto» (p. 137). «Questo abito filosofico - dice Spinelli –sembra […] rappresentare l’antidoto sempre a portata di mano contro ogni forma di dogmatismo» (ibid.). Antidoto che Sesto puntualmente applica lungo il corso della sua opera. Ora, giungere all’ataraxia potrebbe voler dire (per l’accusa di stampo dogmatico) «paralizzare […] ogni tipo d’azione […] rendere impossibile qualsiasi scelta o rifiuto […] propugnare […] una sorta di pericoloso, contagioso “oblomovismo” che, trasformandoci in immobili piante, finirebbe con il legittimare chi della nostra vita vorrebbe fare un capitolo di un manuale di botanica» (p. 133). Spinelli però ci avverte che, in realtà, le cose non stanno affatto così: «Il raggiungimento del telos o summum bonum [si situa…] per il pirroniano sul terreno dell’accettazione di passioni elementari e vitali cui nessuna forza razionale può opporsi» (p. 135). In questo senso viene alla luce pure quella che è la vera radice oltre che dello stesso termine «scetticismo», anche del senso globale di tutta la filosofia scettica: la ricerca (sképsis vuol dire appunto «ricerca»). E viene altresì alla luce un’alternativa possibile al puro e semplice vegetare (dell’accusa dogmatica): «Un’alternativa che consente […] di vivere nel senso più completo del termine e di operare egualmente scelte e rifiuti» (p. 143).

Indice

Premessa
Capitolo I: Gli scetticismi antichi: uno schizzo introduttivo
Capitolo II: Dieci tropi scettici
Capitolo III: Induzione e definizione: Contro la logica dogmatica
Capitolo IV: Non scire per causas…
Capitolo V: Comprensione filosofica e prassi comunicativa
Capitolo VI: “Fatti non foste a viver come scettici…”
Avvertenza
Nota bibliografica
Indice dei luoghi citati
Indice dei nomi antichi
Indice dei nomi moderni

L'autore

Emidio Spinelli insegna Storia della filosofia antica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza”. Collabora alle attività di ricerca dell’ILIESI-CNR (Roma). Ha pubblicato numerosi articoli su diversi temi di filosofia antica, con particolare attenzione allo scetticismo. Ha tradotto e commentato: Sesto Empirico, Contro gli etici (Bibliopolis, Napoli, 1995) e Sesto Empirico, Contro gli astrologi (Bibliopolis, Napoli, 2000). Ha inoltre curato l’edizione italiana di Hans Jonas, La domanda senza risposta. Alcune riflessioni su scienza, ateismo e la nozione di Dio (Il Melangolo, Genova, 2001).