giovedì 5 ottobre 2006

Rée, Paul, L’origine dei sentimenti morali, a cura di Daniele Vignali.

Genova, Il Melangolo, 2005, pp. 137, € 16,00, ISBN 88-7018-570-2.

Recensione di Daniela Mainardi – 05/10/2006

Etica

Il saggio di Paul Rée descrive una genealogia della morale.

Daniele Vignali, curatore della versione italiana del saggio, sottolinea la presenza di affinità tra Nietzsche e Rée in relazione al metodo con cui intrapresero le loro analisi etiche. Entrambi i filosofi ritenevano che non esistesse un senso morale innato in grado di determinare l’umana valutazione del bene e del male: per Rée e Nietzsche i concetti di bene e male erano delle convenzioni alla cui base vi è il criterio valutativo dell’utile. Sarebbe proprio il principio dell’utile la salda base sulla quale si sono originariamente edificate tutte le costruzioni morali umane. Questa ipotesi genealogica della morale che viene sostenuta da Rée nel corso della sua vita e da Nietzsche dal 1878 al 1882, è una tra le analogie fondamentali che accomuna i due pensatori. Rée e Nietzsche sostenevano, pertanto, che la morale non fosse nulla di più che il risultato di un calcolo utilitaristico e che non esistessero un male e un bene in quanto tali visto che ogni azione non è né buona in sé o malvagia in sé, facendo così perdere ogni valenza ontologica ai concetti di bene e di male. Sia Rée che Nietzsche negavano l’idea che l’uomo avesse la possibilità di scelta e che potesse decidere il modo in cui agire, allo stesso modo in cui ogni evento naturale è determinato in modo rigidamente necessario.

Ricordiamo che Rée incontrò Nietzsche nel 1843 a Basilea, quando seguì alcune lezioni nietzscheane sui filosofi preplatonici. Tra i due studiosi nacque un’amicizia che si interruppe nel momento in cui entrambi si innamorarono di Lou Salomé.

Nella Premessa Paul Rée sostiene che il punto di vista del suo scritto è puramente teoretico: “come il geologo investiga prima le diverse formazioni geologiche, le descrive e dopo investiga le cause per mezzo delle quali si sono formate, così anche l’autore di quest’opera ha raccolto i fenomeni morali dall’esperienza e poi ha seguito la storia della loro origine, per quanto sia possibile”. (p. 29)

Nel corso del primo capitolo l’autore descrive due classi di azioni: le azioni egoistiche e quelle non egoistiche. In virtù della pulsione egoistica, l’essere umano mira al proprio bene, come ad esempio alla propria autoconservazione, alla soddisfazione delle proprie pulsioni sessuali e all’appagamento della propria vanità. In questo saggio la parola vanità va interpretata in un’accezione più ampia di quella con cui essa è abitualmente usata. Vanità in senso stretto, ambizione e sentimento dell’onore sono manifestazioni di una stessa pulsione fondamentale, vale a dire della grande considerazione data dall’opinione altrui in ragione dell’utilità. La differenza consiste solo nel fatto che o questa considerazione si mostra immediatamente, e si chiama allora vanità, o si manifesta come sforzo di acquisire beni che suscitano ammirazione e invidia, ed allora si chiama ambizione o si manifesta come sensibilità al disprezzo e più propriamente prende il nome di senso dell’onore.

Al contrario, le azioni altruistiche sono quelle compiute a costo del proprio bene e sono tipiche di chi vuole incrementare il bene altrui o più semplicemente asternersi dal nuocere gli altri per loro amore.

Perché l’egoismo è considerato come male e il suo contrario come bene? Poiché il comportamento altruistico è considerato positivamente dalla società. Per Rée ogni uomo pensa in parte al proprio bene e in parte a quello del prossimo.

Il processo di costruzione della coscienza è per Rée da collegarsi al fenomeno dell’educazione: se qualcuno avesse sentito lodati in quanto bene la durezza di cuore, l’invidia, la gioia per il dolore altrui e al contrario biasimati come male l’altruismo, allora sarebbe diventato per lui naturale definire buoni e lodevoli Jago, Riccardo. La diversità degli usi presso le varie nazioni confermerebbe questo principio.

La volontà degli uomini è libera? Rée riporta le riflessioni sia di pensatori che sostengono che l’uomo non è libero, sia di quei pensatori che sostengono la tesi opposta. La facoltà dell’uomo di scegliere più rappresentazioni, viene chiamata libertà dello spirito, la sua facoltà di resistere alle passioni viene chiamata libertà morale.

Rée spiega che Il castigo ha la funzione di dissuadere per il bene di tutti da azioni malvagie. Se alcune azioni nuocciono al bene di uno o più cittadini, esse sono punite affinché non si ripetano; da ciò deriva che quanto più qualcuno arreca danno al bene altrui, tanto più si fa per dissuadere lui stesso e gli altri dal ripetere azioni affini. Tanto più grande è il delitto tanto più grande sarà la pena.

Si parla di progresso morale quando gli uomini diventano migliori nel corso del tempo. Questo può accadere o per effetto di una sorta di selezione naturale, oppure per il fatto di provare sentimenti non egoistici e di compiere azioni altruistiche.

Rée si domanda se i popoli patriottici sono vincitori su quei membri che hanno un minor senso patriottico? La risposta a questo quesito è che il patriottismo non è così essenziale per il predominio di un popolo su un altro popolo. Ciò che invece riveste un’importanza determinante è quale dei popoli in lotta ha maggiore cultura. Lo sviluppo di questa cultura, non dipende in nessun modo dall’amore del prossimo, ma fondamentalmente, come già spesso è stato detto, dall’ambizione. Tutte le attività, tutte le scienze sono favorite dal fatto che qualcuno vuole sapere, potere e possedere più degli altri.

Nel concludere il saggio, Rée si domanda se esista un rapporto tra la bontà e la felicità. La sua risposta è la seguente: se il nostro temperamento è allegro o malinconico, se le nostre passioni sono relativamente sottomesse alla ragione o se ci lasciamo trasportare da eccessi distruttori, come pure se la nostra salute è forte o debole, queste ed altre cose determinano in misura maggiore la nostra felicità piuttosto che il grado della nostra bontà o malvagità.

Indice

Indice
Introduzione
Premessa
L’origine dei concetti di bene e di male
L’origine della coscienza
La responsabilità e la libertà del volere
L’origine del castigo e del sentimento di giustizia; sulla dissuasione e la rappresaglia
L’origine della vanità
Il progresso morale
Il rapporto della bontà con la felicità
Retrospettiva e conclusione

L'autore

Paul Rée (1849-1901) nacque a Bartelshangen in Pomerania. Figlio di un proprietario terriero ebreo proveniente da Amburgo si dedicò agli studi liceali. Successivamente, studiò legge a Lipsia. Nel 1870 fu soldato nella guerra franco-prussiana. Incontrò Nietzsche nella primavera del 1843 a Basilea, quando seguì alcune lezioni nietzschiane su filosofi preplatonici. Una vera e profonda amicizia tra i due filosofi nacque a partire dal 1875. Tale legame si interruppe bruscamente allorché i due amici si innamorarono della stessa donna: Lou Salomé. L’origine dei sentimenti morali, principale sua opera pubblicata nel 1877 e qui tradotta per la prima volta in italiano, ebbe un ruolo fondamentale nel determinare la svolta che si verificò nel pensiero nietzscheano a partire dal 1878 con la pubblicazione di Umano troppo umano.

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