giovedì 12 febbraio 2009

Laura Cremonesi, Michel Foucault e il mondo antico. Spunti per una critica dell’attualità,

Edizioni ETS, Pisa, 2008, pp. 228, € 22,00

Recensione di Moreno Montanari – 12/02/2009
Filosofia antica, cristianesimo, attualità, potere, soggettività, identità, cura di sé, verità, filosofia politica.

Il taglio con il quale questo bel libro di Laura Cremonesi guarda alle opere del cosiddetto ultimo Foucault, al centro di molti recenti equivoci e discussioni, è chiarito sin dal sottotitolo del libro che recita, appunto, Spunti per una critica dell’attualità. Nella prospettiva dell’autrice l’analisi foucaultiana del mondo antico, in particolare attenta all’indagine delle tecnologie della cura di sé della filosofia greco-romana, non segnerebbe una discontinuità rispetto al tema – foucaultiano per eccellenza – del rapporto tra dispositivi di potere e produzioni di soggettività, in favore di un ripiegamento del soggetto sulla propria interiorità, ma costituirebbe, piuttosto, un nuovo modo di pensare ad esso alla luce di pratiche premoderne che, opportunamente ripensate, potrebbero, almeno in parte, offrire importanti “nuovi” strumenti di resistenza alla biopolitica ed alla tecnica del governo che, scrive Foucault, “costringe l’individuo a ripiegarsi su se stesso e lo vincola in modo forzato alla sua identità” (M. Foucault, Il soggetto e il potere, in H.L. Dreyfus – P- Rabinow, La ricerca di Michel Foucault. Analitica della verità e storia del presente, Ponte alle Grazie, Firenze 1989, p. 240 cit. dall’autrice a p. 199). Secondo Foucault, infatti, imponendo un paradigma di riferimento che serve a classificare come “anormali” i folli (Storia della follia), come “devianti” i criminali (Sorvegliare e punire), come “peccatori” i cristiani (Du Gouvernement des vivants) e più in generale, a modellare l’identità degli individui in maniera funzionale al governo della società (Bisogna difendere la società), le varie forme del potere moderno danno luogo ad una produzione di soggettività che ruota intorno alla triade verità-potere-identità. Nessuna forma di potere - osserva infatti l’autrice riassumendo Foucault - “può esercitarsi senza accompagnarsi ad un genere particolare di manifestazione di verità” (p. 56) che fissi i canoni delle identità individuali normali.
Agli inizi degli anni Ottanta Foucault ritiene di poter riconoscere nel fenomeno cristiano della direzione delle anime il paradigma originario di questo specifico dispositivo di governo degli individui attraverso un potere “non politico, ma eminentemente politicizzabile” (B. Karsenti, La politica del “fuori”. Una lettura dei corsi di Foucault al Collège de France (1977-1979), cit. dall’autrice p. 44) che opera direttamente sui pensieri e sugli stili di vita vincolandoli, per l’appunto, ad un’identità eterodiretta. L’analisi delle molteplici pieghe che l’interpretazione foucaultiana della direzione pastorale cristiana assume nel corso del tempo – in gran parte ricostruita sulla base di materiali inediti, come la registrazione dei corsi tenuti da Foucault al Collège de France – è sicuramente uno dei punti di forza del libro che permette, tra l’altro, di ricostruire il fil rouge che lega la produzione dell’ultimo Foucault ai medesimi temi che ne avevano caratterizzato l’impegno “politico” nel corso degli anni Settanta. Scoprendo, in buona parte grazie ai lavori di Hadot, che alcuni esercizi spirituali del cristianesimo - come l’esame di coscienza – riprendevano alcune specifiche pratiche della cura di sé proprie della filosofia antica - specie ellenistico-romana - Foucault decide di arretrare l’arco storico delle sue indagine sulle pratiche di costruzione della soggettività all’indagine delle tecnologie di sé praticate nell’antica Grecia, dal V secolo a.C. al II secolo d.C. circa. Ma dopo un primo esame che lo porta ad ipotizzare una sostanziale continuità tra questi due approcci, egli scopre una differenza decisiva - che sarebbe sfuggita ad Hadot – tra la concezione cristiana – specie dopo Tertulliano - e quella greca dell’esame di coscienza e delle pratiche spirituali in genere: mentre le pratiche cristiane ruotano attorno ad un’ermeneutica del soggetto, in cui l’individuo deve confessare la verità sulla propria identità rientrando nelle dinamiche di un assoggettante regime di verità, l’esame di coscienza in atto nell’antica Grecia non induce l’individuo a confessare la verità su di sé, ma a verificare la sua capacità di organizzare la propria vita attorno a quei valori filosofici rispetto ai quali ha liberamente scelto di orientarsi; mentre il primo approccio si delinea più come un esame giuridico nel quale occorre confessare ad altri la verità su se stessi ed esporsi, obbligatoriamente, ad un giudizio su di sé, il secondo appare piuttosto come un atto di amministrazione privata nella quale l’individuo, da solo, esamina la sua capacità di vivere più meno conformemente a quei riferimenti filosofici che liberamente si è dato.
A questo punto gli studi di Foucault, ottimamente ricostruiti dall’autrice, si concentrano attorno alle diverse funzioni che le politiche della verità giocano nella parrhesia greco-romana (Socrate, Platone, gli Stoici e i Cinici) rispetto a quelle in atto nelle direzioni spirituali cristiane. Ne nascono analisi che, con riferimento ai diversi corsi tenuti da Foucault, per lo più pubblicati postumi, ripercorrono le evoluzioni non solo di questi concetti ma anche del modo in cui Foucault, nel corso del tempo, sembra aver guardato ad essi. Tali analisi si rivelano capaci di ricostruire in maniera convincente non solo le fasi nelle quali Foucault rimette in discussione alcune sue tesi precedenti, ma anche le ragioni per le quali, presumibilmente, ciò è avvenuto. Esse si confrontano, seppure in estrema sintesi, anche con alcune delle più famose critiche ed interpretazioni che alcuni filosofi contemporanei (Deleuze, Gros, Hadot, Pandolci, Vegetti, Veyne, Wolff) hanno mosso al cosiddetto ultimo Foucault. Da esse appare chiaro come “l’interesse per il mondo antico non rappresenti, per Foucault, né una svolta né un «ritiro» dall’impegno politico e filosofico degli anni precedenti” (p. 14), ma si muova piuttosto nel solco di un’opera di ricerca dei possibili punti di resistenza al potere ed in particolare al rapporto che questo intesse con i propri giochi di verità. Se Foucault indaga la filosofia antica è, per dirla con Deleuze, per provare a rispondere alla seguente questione: “Se il potere produce verità, come concepire un «potere della verità» che non sia più verità di potere?” (cit. p. 15). Nella concezione e nella pratica del particolare rapporto che i filosofi antichi avevano con la verità, Foucault riconosce l’insegnamento di possibili strategie etopoietiche di resistenza al potere incentrate – scrive l’Autrice - su “un rapporto tra soggettività e verità che non assuma la forma di un’ermeneutica del soggetto, ma che sia esperienza modificatrice di sé tramite l’indagine storica e critica della nostra attualità; un’idea di lavoro su di sé che dia forma al nostro modo di essere ed al nostro ethos; un’idea, infine, di un discorso filosofico fondato su un ethos che permetta di decidere quale posizione assumere all’interno delle relazioni di potere” (p. 212), anche oggi.

Indice

Prefazione (di Frédéric Gros), p. 11.
Introduzione, p. 13
Parte prima: L’antichità come luogo di un’assenza, p. 19
Capitolo I: La questione del governo, p. 21
Capitolo II: Il potere pastorale, p. 39
Capitolo III: Soggettività e verità nel pensiero cristiano
Parte seconda: Le tecniche della vita filosofica, p. 81
Capitolo IV: L’esperienza degli aphrodisia, p. 83
Capitolo V: La cura di sé, p. 107
Capitolo VI: Le ambiguità della cura di sé, p. 125
Capitolo VII: La parrhesia nella polis greca, p. 145
Capitolo VIII: La parrhesia filosofica e socratica, p. 159
Capitolo IX: La parrhesia cinica, p. 171
Conclusioni, p. 189.
Bibliografia-elenco delle opere citate, p. 213.


L'autrice

Laura Cremonesi ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Discipline filosofiche nell’Università di Pisa – presso la quale collabora come cultrice della materia - e l’Università di Paris XII-Val de Marne. Ha pubblicato vari interventi, sia in Italia che in Francia, sulla ricerca di Michel Foucault.

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