venerdì 13 febbraio 2009

Reale, Giovanni, Il dubbio di Pirrone. Ipotesi sullo scetticismo

Padova, Il Prato, 2009, pp. 120, € 13,00, ISBN 9788863360431

Recensione di Michele Paolini Paoletti – 13/02/2009

Filosofia antica, Storia della filosofia, Scetticismo

La figura di Pirrone, importante quanto leggendaria, attraversa come una costante la storia della filosofia moderna, lì dove lo scetticismo antico viene appunto connotato come “pirronismo”. Le interpretazioni della vita e del pensiero di questo filosofo, tuttavia, si muovono entro un vasto panorama di fattori storici e culturali degni di attenta considerazione: i rapporti con l’Oriente in occasione della spedizione di Alessandro Magno, il ruolo della religione, il confronto con la filosofia aristotelica ed, eventualmente, con la scuola eleatica. La complessità degli studi, inoltre, pare risentire in modo precipuo del rapporto dialettico che si instaura tra l’aspetto negativo e negante dello scetticismo pirroniano (il dubbio, l’impossibilità di scegliere una tesi piuttosto che un’altra, l’afasìa) e quello positivo (il tentativo di vivere una moralità ed una religiosità pure ed incontaminate), sì da poter intendere Pirrone come una sorta di “erma bifronte”.

Giovanni Reale, in questo breve e denso studio, si sforza anzitutto di compiere un bilancio delle varie interpretazioni pirroniane. L’interpretazione tradizionale, quella gnoseologico-fenomenistica per la quale Pirrone criticherebbe la conoscenza umana distinguendo anzitempo il fenomeno conoscibile dalla misteriosa cosa in sé, si accompagna storicamente alla lettura hegeliana del pirronismo come “negazione di quel negativo che è proprio di ogni coscienza individuale” (p. 21), come dimostrazione della necessità di superare il finito. Nondimeno, Pirrone viene inteso come precursore delle tendenze empiriste della scienza moderna (Patrick), come un metafisico che vuole superare il dominio della logica (Raphael) o come un nichilista che risolve l’intera realtà nell’apparenza pura di un fenomeno senza cosa in sé (Conche). Il momento scettico, inoltre, può essere subordinato alla volontà di fuggire le insidie della teoresi per vivere una vita beata e tranquilla. Non mancano, infine, quanti sostengono la discendenza diretta delle categorie speculative pirroniane da quelle della filosofia indiana, né quanti tratteggiano questo filosofo come “eroe del dubbio o come incarnazione di esso, come una sorta di concreto simbolo del non poter credere” (p. 51).

Ciascuna linea interpretativa pare restituire un riflesso della complessa fisionomia dell’oggetto di studio. Reale, piuttosto che tentare un inquadramento globale e sistematico del pirronismo, si limita ad analizzare i due aspetti precedentemente enunciati (quello negativo e quello positivo) della vita e del pensiero di Pirrone, per poi delineare un’ipotesi di lavoro storiografico in cinque punti. Per quanto riguarda la biografia del primo filosofo scettico, occorre tener presente che, per quest’ultimo, “lo scopo del filosofare consisteva nell’esercitarsi ad essere virtuoso (chrestòs) e nell’insegnare ad essere virtuoso (agathòs) anche ad altri” (p. 57), secondo la testimonianza di Antigono. Parimenti, “la faccia scettica di Pirrone consiste non tanto nell’indifferenza, nell’impassibilità e insensibilità in quanto tali, ma nel loro essere spinte oltre misura: al limite, quasi, dell’inumano, e, comunque, ad un limite che era (o che era sentito) di rottura” (p. 60), anche se “è difficile spogliarsi completamente dell’uomo”, come afferma Pirrone stesso. Dal punto di vista dottrinale, invece, il pirronismo invoca la quiete e la pace dell’animo, l’assenza completa di turbamento e l’insensibilità a tutto ciò che è diverso dal bene. Al contempo, però, esso indica la strada per raggiungere questo difficile obiettivo nel riconoscimento dell’indifferenza tra le cose e nella conseguente disposizione a non determinare né consentire alcunché, secondo la celebre formula del “non-più-questo-che-quello”. Il principio dell’isostenia (uguale forza dei ragionamenti opposti) e la teoria dell’antilogia (cioè dei discorsi contraddittori che arrivano a non definire nulla) sarebbero stati esplicitati dai discepoli di Pirrone, così come l’epoché (la sospensione del giudizio) e la acatalepsìa (mancanza di comprensione).

L’ipotesi di lavoro impostata da Reale verte, invece, attorno all’individuazione di alcune influenze dell’ontologia eleatico-megarica. I frammenti di Timone, ad esempio, noto discepolo di Pirrone, paiono ispirarsi in alcuni punti al poema parmenideo, così come sono privi di qualsiasi critica nei confronti della scuola eleatica, mentre disapprovano tutte le altre scuole; la teoria della apàtheia, poi, prima che dagli scettici, è stata formulata da Stilpone, pensatore megarico. Per queste ragioni, il pirronismo è una sorta di “eleatismo in negativo”, poiché giunge a negare radicalmente la validità della doxa senza spingersi al cospetto della Verità. In aggiunta, Pirrone incarna, con le proprie azioni, la negazione del principio aristotelico di non-contraddizione, perché l’indeterminatezza del reale rende impossibile qualsiasi attribuzione di verità all’affermazione o alla negazione degli stati di cose. L’impresa di Alessandro Magno, del resto, rileva Conche, “significava veder distruggere nell’ambito dei valori gli antichi limiti del bene e del male e vedere l’arbitrio puro che imponeva nuovi valori, fare esperienza dell’esistenza di un volere arbitrario dal quale può risultare un nuovo mondo, e quindi capire al vivo il non-più-questo-che-quello” (p. 99). I contatti con l’Oriente, infine, sembrano tanto più importanti quanto più si considera l’atteggiamento e l’orientamento generale dei sapienti indiani invece dei singoli punti delle loro dottrine.

In conclusione, l’autore sembra suggerire la possibilità di comprendere storicamente la portata di Pirrone senza appiattire la sua figura sulle tesi dello scetticismo moderno, giacché poteva essere fondatore dello scetticismo “solo uno che non sapeva e non voleva esserlo, e che, comunque, non era uno scettico nel senso che successivamente ebbe questo termine” (p. 112).

Indice

I. Quadro generale delle interpretazioni proposte della filosofia di Pirrone
1. L’interpretazione gnoseologico-fenomenistica
2. L’interpretazione dialettico-hegeliana
3. L’interpretazione scientistica
4. L’interpretazione pratico-morale
5. L’interpretazione metafisica
6. L’interpretazione antimetafisico-nichilistica
7. L’interpretazione orientalistica
8. L’interpretazione letteraria

II. Preliminare approccio alle testimonianze pirroniane
1. Pirrone erma bifronte
2. I due atteggiamenti rispecchiati nelle testimonianze sulla vita di Pirrone
a. L’atteggiamento positivo-dogmatico
b. L’atteggiamento scettico e negativo
3. Le due componenti rispecchiate nella dottrina
a. Tesi positive e dogmatiche
b. Le tesi scettiche
4. Una importante testimonianza del pirroniano Numenio

III. Ipotesi di lavoro
1. La componente dogmatica di Pirrone e le sue ascendenze eleatico-megariche
2. Lo scetticismo di Pirrone come rovesciamento della ontologia aristotelica
3. Il nucleo centrale del pirronismo è una sorta di eleatismo in negativo
4. Influssi sul pensiero di Pirrone della rivoluzione della tradizionale visione greca del mondo e della vita operata da Alessandro
5. L’influsso dell’Oriente

IV. Conclusioni

Bibliografia essenziale su Pirrone


L'autore

Giovanni Reale è uno dei massimi studiosi del pensiero antico e insegna “Storia della filosofia antica” presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Tra le numerose opere, ricordiamo la Storia della filosofia greca e romana (nuova edizione in 10 volumi, Bompiani, 2004).

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