venerdì 20 aprile 2012

Morin, Edgar, La Voie, Pour l’avenir de l’humanité

Paris, Fayard, 2011, pp. 311, ISBN 978-2-213-65560-4  

Recensione di Antonella Ferraris - 29/02/2012 

La riflessione presentata nell’ultimo libro di Edgar Morin, non ancora tradotto in italiano, prende le mosse dalla difficoltà di riflettere sul presente e sulla sua complessità soprattutto perché quest’ultima è sempre più nelle mani dei tecnoeconomisti piuttosto che dei  filosofi. La mondializzazione, iniziata nell’ottocento, si è trasformata in globalizzazione a partire dalla caduta del Muro di Berlino, dando libero sfogo alle pulsioni neo-liberiste del capitalismo selvaggio. 


Questo da un lato ha portato all’emergere dello sviluppo incontrollato di alcuni paesi come la Cina, ma allo stesso tempo alla decrescita di altri e alla diminuzione delle speranze di vita in molti paesi che un tempo si sarebbero detti in via di sviluppo, a problemi ecologici enormi, alla deriva delle relazioni sociali improntate alla solidarietà e all’emergere di una stratificazione sociale rigida: e questa è una descrizione senza dubbio molto semplificata. La Terra (intesa secondo la categoria interpretativa di Morin come Terra - Patria) non è in grado di far fronte ai suoi problemi più pressanti: dal pericolo nucleare al problema della fame ai conflitti. Ciò che è probabile è che essa si avvii verso la propria disintegrazione, quello che invece è ancora possibile è l’avvio di una metamorfosi simile a quella che si verifica negli insetti. Dalla società degli stati, così come è nata nel mondo antico, si deve allora guidare una trasformazione verso una società - mondo, che “ingloberà gli Stati senza sopprimerli” (p. 32, traduzione mia). Se la storia così come noi la conosciamo ha prodotto la civiltà nel bene (gli Stati, l’arte, la filosofia, la società e le sue strutture) come nel male (guerre, distruzioni, schiavitù) occorre una nuova meta - storia, così la chiama Morin che interpreti le capacità vitali dell’umanità alla luce di categorie nuove. Occorre cambiare strada e trovare, appunto, una nuova Via. Per elaborare gli orientamenti che condurranno ad una nuova Via occorre formulare delle dicotomie che non sono delle antinomie in quanto non costituiscono un aut aut ma un e…e: mondializzazione (nella possibilità di comunicare e quindi di formarsi una coscienza universale) e localizzazione (dar valore alle economie locali, ma anche all’autorità politica degli Stati di fronte al capitalismo sovrannazionale); crescere nei servizi e decrescere nel consumismo alimentare e materiale; sviluppare i bisogni spirituali ed interiore e il riappropriarsi di una dimensione interiore del tempo e avvilupparsi nella propria cultura e nel proprio senso di appartenenza; conservare l’agricoltura e l’artigianato, orientare la produzione verso beni più durevoli.  Partendo da questi presupposti, Morin compie una sorta di diagnosi dei metodi riformatori nella politica, nell’economia e in altri campi, ponendo l’accento sulle loro intersezioni ed evidenziando come non sia possibile agire in un ambito singolo. I campi considerati sono la politica (che comprende economia ed ecologia), l’educazione e l’istruzione, la società (strutture produttive, modelli sociali, consumo, lavoro, salute), gli stadi della vita e la condizione umana. Non analizzerò qui tutti gli aspetti della diagnosi di Morin, ma mi soffermerò su quelli che ritengo più significativi.  Il primo ambito è il pensiero politico, in bilico tra realismo e utopia, che, congiuntamente all’analisi del pensiero astratto,  deve essere pensiero della complessità, in grado di sciogliere le interdipendenze individuali e sociali, locali e globali che compongono i vari aspetti dell’identità “trinitaria” dell’uomo così come Morin l’aveva già definita in La Méthode: sapiens/demens, faber/mythologicus, economicus/ ludens.  Dal punto di vista umano Morin definisce politici anche aspetti non strettamente legati alla governance, quali la solidarietà e la convivialità (nell’accezione di Ilich), oltre alla ecologia della vita.  La politica, asserisce il filosofo francese, non può prescindere dalla democrazia parlamentare, ma anch’essa ha evidenziato i suoi limiti. Sotto questo profilo, nella analisi qui presentata, non vi è nulla di veramente nuovo: alla necessità della democrazia delle procedure si affianca la consapevolezza della distanza tra governanti e governati che richiederebbe interventi di partecipazione diretta dei cittadini (Morin cita il caso ben noto di Porto Alegre). Un altro modo di rendere minore tale distanza sarebbe di favorire il reclutamento confuciano dei funzionari di ogni ordine e grado, ma in particolare giudici, insegnanti, alti burocrati, ossia considerando le loro caratteristiche morali oltreché “tecniche”. Resta aperto il problema della valutazione di tali requisiti, che tuttavia non è più una questione politica, ma educativa e che mette in discussione le basi stesse del pensiero. Qui Morin si pone nel solco dei Francofortesi rivendicando l’illusione della piena razionalità e ricordando come la razionalità strumentale sia appunto quella che consente ai padroni dell’economia di distruggere progressivamente il nostro pianeta.  Il paradigma della scienza classica e della scienza moderna, che si vuole in grado di formulare conoscenze “chiare e distinte”, non è in grado di rilevare la sfida della complessità e delle conoscenze multidimensionali. La tradizione filosofica occidentale si è mossa per opposizioni concettuali quando invece ora dobbiamo riconsiderare la presenza la presenza dei contrari, la ragione e il sentimento, l’Uno e la molteplicità, la civiltà e la barbarie. Per questo ritiene fondamentale il ruolo dell’educazione, e soprattutto della formazione umanistica. Le materie scientifiche, pur importanti, insegnano fatti singoli senza insegnare cosa sono i fatti, senza mostrare i processi cognitivi e servendosi spesso delle opinioni dei loro fondatori (l’esempio citato da Morin è quello di Freud) come di un credo non modificabile. Soprattutto è lo zoccolo duro delle nostre esistenze, la convinzione della civiltà di cui siamo portatori che ci fa dimenticare,  in quanto occidentali, che la barbarie non ci ha abbandonato e che continua ad avvelenare le nostre vite sotto forma di invidia odio egoismo, il che in parte spiega l’infelicità di molte nostre vite che cerchiamo di combattere con i farmaci o rifugiandoci nelle dipendenze. La paura della solitudine e l’allontanamento dagli altri dovrebbero spingere gli uomini a ricercare un grado diverso di ”compagnia” ed “empatia”; anche l’etica, tradizionalmente individuale o pubblica, quando si rivolge alla  definizione delle norme che regolano la propria società deve divenire un’etica universale, nel momento in cui l’uomo si rende conto che ogni sua azione e ciò che la determina hanno effetto sulla totalità del nostro pianeta. Il libro di Morin può essere letto su due livelli. Il lettore che già conosce l’autore vi troverà le sue tematiche più importanti, ovviamente a partire dal tema della complessità sino a quello recente dell’educazione, riprese e ricollocate in un quadro veramente complessivo che affronta, forse per la prima volta, tutti i problemi rilevanti del mondo contemporaneo. Resterà forse deluso dal tono in alcuni tratti profetico usato da Morin, che dà più l’impressione di voler costruire una grande utopia sociopolitica, piuttosto che un grande sistema filosofico.  Il lettore non specialista potrà leggere un testo interessante e scritto in modo diretto, che fornisce un quadro generale del mondo e, nella situazione di crisi generalizzata del mondo attuale, indica una possibile via d’uscita.  

Indice 

Introduction générale
Changer de voie? Les voies vers la Voie

Première partie. Les politiques de l’humanité
Chap. 1 Régéneration de la pensée politique 
Chap. 2 Politique de l’humanité 
Chap. 3 Politique de la civilisation 
Chap. 4 La question démocratique 
Chap. 5 La démographie 
Chap. 6 Les peuples indigènes 
Chap. 7 La voie écologique 
Chap. 8 L’eau 
Chap. 9 La voie économique 
Chap. 10 Inegalités et pauvreté 
Chap. 11 La débureaucratisation généralisée 
Chap.12 Justice et répression

Deuxième partie: Réformes de la pensée et de l’éducation.
Chap. 1 Réforme de la  pensée 
Chap. 2  Réforme de l’éducation 
Chap. 3  Démocratie  cognitive et communicationnelle

Troisième partie: Réformes de la societé
Chap. 1 Médicine et santé 
Chap. 2 Ville et habitat 
Chap. 3 Agriculture et campagne 
Chap. 4 L’alimentation 
Chap. 5 La consommation 
Chap. 6 Le travail

Quatrième partie: Réformes de vie
Chap.1 la voie de la réforme de vie 
Chap. 2 La voie de la réforme morale 
Chap. 3 La famille 
Chap. 4 La condition féminine 
Chap. 5 L’adolescence 
Chap. 6 Vieillesse et vieillissement 
Chap. 7 La mort

Conclusion Post - conclusion 

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