lunedì 1 novembre 2010

Pagnini, Alessandro (a cura di), Filosofia della medicina. Epistemologia, ontologia, etica, diritto.

Roma, Carocci, 2010, pp. 583, € 42,50, ISBN 9788843054039.

Recensione di Emanuele Antonelli - 01/11/2010

Filosofia della scienza (Filosofia della medicina), Etica

“La medicina è “una scienza applicata o una somma di scienze applicate” che si occupa della salute del singolo malato o di una popolazione umana, e che, al fine di conseguire al meglio lo scopo, cerca, nell’osservazione sistematica, nel metodo sperimentale e nelle conoscenze di base che ne sono la linfa vitale, di accrescere il proprio livello di scientificità” (pp. 15-16).

A partire da questa definizione, che è anche una dichiarazione programmatica, Alessandro Pagnini ha raccolto a convegno un gruppo di lavoro costruito sull’accostamento di giovani e autorevoli professionalità italiane le cui provenienze — medicina, filosofia della scienza, filosofia della mente, filosofia morale, filosofia del diritto, giurisprudenza, psicologia e scienze umane — mettono capo ad un lavoro polifonico e armonico.

Il volume in esame va a colmare una lacuna editoriale, manifestazione di una carenza a livello progettuale e scientifico, pronta ora ad essere obliterata. In coda ad un florilegio di contributi interessanti ma sempre parziali, questo Filosofia della medicina, certo non il primo a presentarsi sotto questo titolo, offre un’introduzione tematica generale, organicamente finalizzata a costituire un campo coerente di discussione filosofica che non ha pari, né in italiano né in una lingua straniera accessibile.

La struttura dell’opera, di cui ci si potrà fare un’idea più approfondita consultando l’indice in calce alla recensione, fa di questo testo un manuale sistematico, dedicato ad approfondire ed ancora prima a presentare, la variegata gamma di problemi filosofici — non solo bioetici — posti dalla medicina, in quanto scienza e in quanto pratica, ad aggiornare le posizioni filosofiche relative, a proporre nuove analisi concettuali e ricostruzioni razionali della teoria e delle pratiche mediche e a mettere a disposizione il vocabolario essenziale di diritto ed etica per discutere le implicazioni valoriali della medicina e della cura. Insomma, un vero e proprio trattato che offre “tutto quello che avreste voluto sapere di filosofia per discutere correttamente dei problemi filosofici della medicina”, con il dichiarato auspicio di farsi leggere anche, se non soprattutto, da non filosofi.

Le quattro parti di cui si compone il volume sono dedicate rispettivamente ad un’analisi dei metodi e dei fondamenti delle scienze mediche, alle metodologie cliniche, all’epistemologia ed all’ontologia della malattia mentale ed ai dibattiti di ordine giuridico ed etico con cui una comunità consapevole deve fare i conti al fine di determinare correttamente deontologia e responsabilità, limiti e condizioni della scienza medica e delle sue applicazioni cliniche.

Pagnini fornisce, nell’introduzione, una premessa di carattere generale che è bene riportare per liberare sin da subito il campo da una delle domande classiche a cui ogni filosofia della scienza deve fornire una risposta. Specialmente in un momento che l’autore definisce di crisi paradigmatica, in cui la medicina pare affrontare una perdita, sia pure costruttiva, di identità, “il compito della riflessione filosofica non è indicare alla scienza una “retta via” per la ricerca e per la pratica, quanto semmai cercare di sondarne le implicazioni e gli impliciti e di vagliare criticamente le vie effetivamente prese da quella scienza e dalla comunità dei suoi praticanti” (p. 20).

Il contributo di Pagnini, le cui intenzioni introduttive puntano a definire lo spazio e i confini all’interno del quale possano animarsi i dibattiti proposti dai convenuti, si richiama alla classica “disputa sui metodi”, accesasi nell’ambito della distinzione tra le Naturwissenschaften e le Geisteswissensshaften, rintracciandone per altro l’origine nell’articolazione di due tradizioni differenti circa il modo di intendere le condizioni che una spiegazione deve soddisfare per essere scientificamente accettabile; una tradizione galileana di matrice platonica ed una tradizione aristotelica, fondate su spiegazione causale (meccanicistica) e spiegazione teleologica (finalistica). Ripercorrendo le fasi evolutive dell’articolazione di queste due prospettive, Pagnini sostiene che nel caso della medicina le ragioni di contrasto tra le due tradizioni, a partire dalla nota distinzione tra il comprendere (verstehen) e lo spiegare (erklären), non siano in grado di fornire una precisa classificazione.

La premessa che sostiene il volume punta a superare questa distinzione datata e inservibile ravvisando nella nozione di forma mentis scientifica un’utile strumento per condurre l’operazione di chiarificazione concettuale ricercata.

Sperando di cogliere correttamente le intenzioni degli autori, si potrebbe sostenere che i contributi della Parte prima, la più ampia del volume, siano dedicati a chiarire quali siano i tratti caratteristici di una forma mentis scientifica, ovvero di un atteggiamento che non rinunci mai a fare uso dei procedimenti e degli utensili dell’intelligenza.

Federspil, Giaretta e Oprandi si dedicano nel primo intervento a rispondere a domande fondamentali in merito al chiarimento della relazione di priorità epistemologica tra i concetti di salute o di malattia e allo statuto ontologico delle malattie. Si chiedono poi se sia possibile evitare il soggettivismo individualistico e il costruzionismo sociale e difendere una concezione che consideri la salute un valore e sia nello stesso tempo fondata su basi oggettive. Rispondono a queste domande sondando le prospettive analitica e olistica, l’approccio naturalista e le critiche normativiste, la prospettiva evoluzionista e quelle sociologiche.

Stefano Canali fornisce un’analisi introduttiva del concetto di “medicina scientifica”, offrendo gli strumenti epistemologici per comprendere gli enjeux dei dibattiti che investono la pedagogia medica. Affronta i presupposti metafisici della medicina scientifica valutandone le ricadute tanto sulla ricerca quanto sulla pratica clinica, generalmente ignote e, ancora più grave: inaccessibili, a chi non disponga delle competenze analitiche per affrontare la questione con un approccio filosofico.

Di natura più esplicitamente logica l’intervento di Festa, Crupi e Giaretta, dedicato alle forme fondamentali del ragionamento e della valutazione delle ipotesi nelle scienze mediche. Vengono affrontate in queste pagine le forme fondamentali dell’inferenza, deduzione induzione e abduzione e chiarito il ruolo e le modalità del metodo ipotetico-deduttivo nelle scienze mediche.

Il contributo di Campaner e Cavanna affronta la determinazione dei concetti di legge scientifica, offrendo al lettore un’ampia panoramica sul dibattito filosofico generale in merito alle leggi di natura e, nello specifico, in merito alle leggi biomediche, introducendo le prospettive principali sul tema. All’interno della sezione dedicata al ruolo del trial clinico nella ricerca scientifica, interessanti le pagine dedicate all’effetto placebo.

A chiusura della sezione epistemologica dedicata alla medicina del corpo, un intervento di Benzi e Campaner sui modelli di spiegazione e previsione più comuni — ovvero su quali siano le caratteristiche logiche necessarie perché una spiegazione possa essere ritenuta valida e quali i criteri causali ammissibili — e un intervento di Marraffa sul ruolo della teoria delle funzioni nel contesto delle scienze mediche (per lo più prive della possibilità di ambire alla generalità delle spiegazioni che contraddistingue le leggi universali, meta che viene infatti definita “ideale euclideo”).

La Parte seconda affronta il contesto della pratica medica, mettendo in campo i fondamenti della metodologia clinica, nel primo contributo di Scandellari; e le problematiche legate alla relazione tra generalizzazione e singolo caso clinico — e i singoli individui coinvolti, che rendono evidente il peso maggiore del confronto con il particolare rispetto al generale nel campo delle scienze mediche — nel contributo di Gabbani. Il contributo di Federspil affronta nello specifico il tema della diagnosi, fornendo una prospettiva che, come per altro quasi tutti i saggi del volume, si giova di un ampio respiro storico oltre che epistemologico.

Interessante il contributo di Crupi e Festa, dedicato alla presentazione e discussione dello studio delle decisioni in ambito medico. Si discutono le origini, il significato e i limiti dell’analisi decisionale applicata alla medicina clinica. Ad una necessaria introduzione alla teoria della scelta razionale — ormai sempre più diffusa in un’ampia gamma di discipline, a partire dall’economia —, segue la presentazione delle particolari condizioni di esercizio che il medico può fare di questo strumento.

Chiude la sezione un saggio di grande attualità pratica di Delvecchio e Cherubini sul tema dell’errore in medicina. Un intervento che fornisce strumenti teorici ed ermeneutici fondamentali per capire cosa sia l’errore medico — distinguendo innanzitutto tra errore del medico e errore della medicina —, quali siano le incidenze, quali le responsabilità e quali le conseguenze sociali ed economiche.

La Parte terza, forse quella con risvolti più ampiamente filosofici e logici, è dedicata all’epistemologia e ontologia della malattia mentale. I tre saggi che la compongono affrontano tematiche molto complesse e stratificate. Il saggio di Civita mira a discutere il concetto di malattia mentale e i limiti insuperabili che questo oppone ad una caratterizzazione filosoficamente e scientificamente inoppugnabile, affrontando di petto il problema dello statuto ontologico della mente e dei paradigmi che nel corso della storia hanno cercato di fornire spiegazioni alla malattia mentale. La seconda parte del saggio si cimenta con il concetto di malattia mentale su un piano pragmatico, cercando di fornire gli strumenti per discutere l’adozione, comunque necessaria, di una prospettiva in grado da un lato di ordinare razionalmente le conoscenze disponibili, dall’altro di fornire risposte utilizzabili sotto il profilo operativo.

Il contributo di Aragona affronta il tema della storia e dei criteri dei paradigmi nosografici, considerando la relazione tra i presupposti filosofici, empiristi, piuttosto che illuministi o sensisti, e i criteri diagnostici. Il saggio di Meini e Di Francesco, dedicato alle patologie della coscienza e all’identità personale, cerca di fornire delle considerazioni fondamentali sulle filosofie di base nella definizione dell’identità personale, ripercorrendo la storia delle teoria dell’individuazione — ovvero cosa sono io, cosa fa di me un io e cosa fa di me sempre lo stesso io — e aprendo uno scorcio sul ruolo delle patologie della coscienza come “esperimenti della natura”, in risposta alla metodologia discussa ma ampiamente diffusa degli esperimenti mentali inaugurata da Locke.

La Parte quarta del volume affronta temi di più immediata utilità dialettica, fornendo gli strumenti per comprendere, innanzitutto, e valutare i dibattiti sulla deontologia professionale del medico, a partire dal giuramento di Ippocrate di Kos, nel saggio di Ricciardi.

Gli ultimi due saggi rispondono ai dibattiti biopolitici più recenti, offrendo una prospettiva sugli argomenti più consolidati e gli strumenti ermeneutici più diffusi, per farsi un’idea meno ingenua e teleguidata sui delicati temi della responsabilità del medico, specialmente in contesti come quello dei trattamenti di fine vita — questo uno dei casi specifici trattati da Pelliccioli e Rabitti — e sui problemi etici legati all’inizio della vita dell’individuo e alla tutela morale dell’embrione — nell’ultimo saggio, di ispirazione liberale e pluralista, di Magni e Massarenti.

In linea generale, il volume affronta un florilegio di temi e problemi che mira ad offrire “tutto quello che avreste voluto sapere di filosofia per discutere correttamente dei problemi filosofici della medicina” (p. 15); un lettore filosofo potrebbe, in modo forse estemporaneo, lamentare l’assenza di considerazioni sull’immunologia, impegnativa branca della scienza medica, dai risvolti filosofici di eccezionale complessità e profondità.

L’operazione editoriale di Carocci e scientifica dell’équipe raccolta da Pagnini è lodevole e, oltre a fornire una preziosa introduzione alla disciplina, risponde — specialmente laddove indirizzata, negli auspici del curatore, ad un pubblico di non filosofi — all’esigenza di contribuire ad un miglioramento della qualità del dibattito pubblico su temi di bruciante attualità, generalmente abbandonati nelle mani del più retrivo dogmatismo o del più volgare populismo mediatico.

Purtroppo il prezzo e la ponderosa consistenza del libro in questione si intromettono con una certa evidenza rischiando di ostacolare in qualche misura l’iniziativa.

Indice

Premessa
Introduzione. Prolegomeni a una medicina come scienza, di Alessandro Pagnini
PARTE PRIMA. SCIENZE MEDICHE: METODO E FONDAMENTI
Salute e malattia, di Giovanni Federspil, Pierdaniele Giaretta e Nadia Oprandi
La medicina scientifica, di Stefano Canali
Forme di ragionamento e valutazione delle ipotesi nelle scienze mediche, di Roberto Festa, Vincenzo Crupi e Pierdaniele Giaretta
Generalizzazioni scientifiche e trail clinici, di Raffaella Campaner e Andrea Cavanna
Spiegazioni e cause in medicina, di Margherita Benzi e Raffaella Campaner
Funzioni, meccanismi e livelli, di Massimo Marraffa
PARTE SECONDA. LA CLINICA E IL METODO
La metodologia in medicina, di Cesare Scandellari
La questione del singolo caso clinico, di Carlo Gabbani
Diagnosi, di Giovanni Federspil
La decisione nella medicina clinica, di Vincenzo Crupi e Roberto Festa
L’errore in medicina, di Giacomo Delvecchio e Paolo Cherubini
PARTE TERZA. LA MALATTIA MENTALE: EPISTEMOLOGIA E ONTOLOGIA
Il concetto di malattia mentale, di Alfredo Civita
Storia e criteri dei paradigmi nosografici, di Massimiliano Aragona
Patologia della coscienza e identità personale, di Cristina Meini e Michele Di Francesco
PARTE QUARTA. MEDICINA, DIRITTO ED ETICA
La deontologia professionale del medico, di Mario Ricciardi
La responsabilità del medico, di Luca Pelliccioli e Maddalena Rabitti
Etica ed esercizio della medicina, di Sergio Filippo Magni e Armando Massarenti
Bibliografia
Indice dei nomi


Il curatore

Alessandro Pagnini insegna Storia della filosofia contemporanea all’Università di Firenze. È fellow del Center for Philosophy of Science di Pittsburgh, direttore del Centro fiorentino di storia e filosofia della scienza, membro fondatore della Società italiana di storia, filosofia e studi sociali della biologia e della medicina. È editor della rivista “Medicina & storia” e fa parte del comitato scientifico della rivista di Medical Humanities “L’arco di Giano”. È stato per otto anni membro del Comitato Regionale Toscano di Bioetica. Collabora all’inserto domenicale del “Sole 24 Ore”.

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