mercoledì 22 maggio 2013

Hilferding, Rudolf, Il capitale finanziario

introduzione di Emiliano Brancaccio e Luigi Cavallaro, Milano-Udine, Mimesis, 2011, pp. 495, euro 28, ISBN 978-88-5750-780-4.

Recensione di Daniela Di Dato - 26/03/2012

Il libro dell’economista viennese si apre con una prefazione che analizza i recenti fatti economico-finanziari mondiali. La crisi economica iniziata nel 2008 rappresenta la crisi del funzionamento di un modello di capitalismo fondato, secondo la teoria economica neoclassica, sulla base dei seguenti dati esogeni: tecnologia di produzione, risorse disponibili e preferenze degli individui.
Si tratta, in sostanza, di una relazione tra fini e mezzi a disposizione: 

un soggetto decide di consumare o scambiare sul mercato le risorse che ha in base alle proprie preferenze. Tale schema lineare approda ad un equilibrio tra domanda ed offerta, tra risorse disponibili ed utilità degli agenti.
Sono questi gli elementi considerati come assi portanti in campo economico: è opinione diffusa, infatti, che dal rapporto tra scarsità di risorse e utilità di chi le possiede si possa ricavare un’interpretazione della recente crisi mondiale e delle misure per fronteggiarla.
Analisi ortodosse più recenti (come quelle condotte dal premio Nobel per l’economia J. Stiglitz e da J.P. Fitoussi) suggeriscono un’interpretazione diversa della crisi. La carenza di domanda ha preceduto la crisi finanziaria ed è stata causata da cambiamenti strutturali della distribuzione del reddito. Dal 1980 il salario mediano è rimasto stagnante, mentre i redditi alti sono aumentati sempre di più. Poiché la propensione al consumo è maggiore laddove il reddito è più basso, ne consegue che una diminuzione dei redditi bassi deprime la domanda con effetti macroeconomici negativi.
Tempo fa, in un suo articolo Alan Greenspan, governatore della Banca Centrale Americana, assegnava ai prezzi azionari, e quindi alla Borsa, un ruolo rilevante nella crescita globale. I prezzi dei titoli assumevano la funzione di veri e propri volani dell’accumulazione capitalistica. Ma è proprio l’accumulazione del capitale a determinare il passaggio dal meccanismo classico della produzione basato sull’equilibrio tra la domanda del singolo individuo e la relativa offerta mediante l’utilizzo ottimale delle risorse, al paradigma alternativo che sfocia in una “riproduzione del sistema”.
Infatti, nel rapporto domanda-offerta, l’efficienza è data dalla minimizzazione dei costi a livello di singola unità produttiva che coincide con l’impiego ottimale delle risorse.
Nella teoria alternativa, la minimizzazione dei costi di produzione non implica “un utilizzo ottimale delle risorse” a livello micro/macro economico.
L’obiettivo è sempre e solo l’efficienza economica, il profitto: ad una minimizzazione dei costi può corrispondere, a livello di sistema, una crisi occupazionale. Il profitto è cioè direttamente proporzionale alla disoccupazione.
L’efficienza allora diventa un problema sociale e politico; s’instaura un sistema di potere che tende ad autoriprodursi senza tener conto delle contraddizioni e delle crisi di allarme sociale che ne derivano. Per meglio focalizzare meglio il problema può essere d’aiuto un richiamo al pensiero di Marx ed al concetto di “modo di produzione” che è alla base della sua teoria scientifica della storia.
Sarà allora utile riportare nell’ambito della teoria marxista sia il paradigma economico neoclassico (equilibrio tra domanda del singolo ed ottimizzazione delle risorse) sia quello alternativo (minimizzazione dei costi e scarso utilizzo delle risorse).
Alla luce di queste analisi e riflessioni sulla realtà contingente è possibile riattualizzare il testo di Hilferding, traendone una nuova e possibile chiave di lettura della crisi che stiamo vivendo, e dei probabili scenari futuri, alla luce di un’ottica certamente più distaccata di quanto potrebbe essere la nostra.
Il “Capitale finanziario” di R. Hilferding, studioso viennese e perseguitato dai nazisti, una delle presenze più significative del marxismo del ‘900, venne pubblicato nel 1910 e contribuì notevolmente alla comprensione della finanza capitalistica, quasi fosse una prosecuzione dell’analisi premonitrice de Il Capitale di Marx.
Già il titolo dell’opera lascia intuire che si tratta dell’evoluzione del capitalismo, il passaggio da un’economia di beni materiali ad un’economia di beni immateriali.
Secondo l’autore la scienza progredisce solo attraverso programmi di ricerca (o paradigmi) in competizione tra loro. L’analisi di Hilferding si sofferma su due aspetti notevoli della produzione capitalistica: la teoria monetaria e le leggi tendenziali relative all’accumulazione e concentrazione del capitale.
Dalla teoria marxista del valore-lavoro (il valore è dato dalla quantità di lavoro contenuto) si passa alla determinazione dei prezzi di produzione e del profitto in base alle quantità fisiche ed al salario, senza alcun riferimento all’utilità dei prodotti ed alla scarsità delle risorse.
L’autore individua nella moneta un criterio di misura del lavoro: moneta metallica prima, moneta cartacea e creditizia oggi. Esempio ne siano le banconote stampate dalla Banca Centrale a corso forzoso quando il denaro creditizio si contrae e la solvibilità diventa un problema.
Già Marx nella sua analisi del modo di produzione, individuava una tendenza alla “centralizzazione” dei capitali che si realizzava con la trasformazione dei capitali privati minori in capitali sempre più grandi.
L’analisi di Hilferding al riguardo è più approfondita e completa. Al concetto di centralizzazione dei capitali si accompagna il concetto di controllo del capitale da parte di un’aristocrazia finanziaria, rappresentata dalle banche e da assetti capitalistici mondiali. Il capitale privato potrebbe trasformarsi in capitale sociale e la globalizzazione del capitale, tanto assecondata acriticamente, porterebbe all’internazionalizzazione che potrebbe indebolire il lavoro e le sue rappresentanze sociali.
Quale sarà l’esito di questo processo?
Se per Marx la progressiva integrazione dei capitali sarebbe sfociata nello scontro di classe, Hilferding vede la centralizzazione dei capitali come un preludio per una società socialmente ordinata democraticamente per far sì che il capitale finanziario soddisfi il bisogno non di libertà ma di controllo.
La “centrale bancaria” tratteggiata dall’autore sarebbe frutto di una regolazione politica ed il problema si sposterebbe sul piano politico per effetto di una “pianificazione realizzata”.
Per l’economista viennese la socializzazione del potere di produzione ne affiderebbe il governo non ad una classe ma all’intera società che si autogoverna.


Indice

Leggere il capitale finanziario 
Il Capitale finanziario

Prefazione

Parte prima
DENARO E CREDITO
I. La necessità del denaro
II. Il denaro nel processo di circolazione
III. Il denaro come mezzo di pagamento. Il denaro creditizio
IV. Il denaro nella circolazione del capitale industriale.         
V. Le banche e il credito industriale
VI. Il tasso d’interesse

Parte seconda
LA MOBILIZZAZIONE DEL CAPITALE. IL CAPITALE FITTIZIO
VII. La società per azioni
VIII. La borsa valori
IX. La borsa merci
X. Capitale bancario e utile bancario

Parte terza
IL CAPITALE FINANZIARIO E LA LIMITAZIONE DELLA LIBERA CONCORRENZA
XI. Ostacoli al livellamento del saggio di profitto e loro superamento
XII. Cartelli e trusts 
XIII. Il monopolio capitalistico e il commercio
XIV. Il monopolio capitalistico e le banche. Trasformazione del capitale in capitale finanziario
XV. Il controllo dei prezzi del monopolio capitalistico. Tendenza storica del capitale finanziario

Parte quarta
IL CAPITALE FINANZIARIO E LA CRISI
XVI. Le condizioni generali della crisi        
XVII. Le cause della crisi
XVIII. Il credito nello sviluppo del ciclo        
XIX. Il capitale monetario ed il capitale produttivo durante la depressione
XX. Mutamenti nel carattere delle crisi: le crisi e i cartelli

Parte quinta
PER UNA POLITICA ECONOMICA DEL CAPITALE FINANZIARIO
XXI. I mutamenti nella politica commerciale
XXII. L’esportazione del capitale e la lotta per lo spazio economico
XXIII. Il capitale finanziario e le classi
XXIV. La lotta per il contratto di lavoro
XXV. Il proletariato e l’imperialismo

Indice dei nomi

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