mercoledì 26 febbraio 2014

Pievani, Telmo, Anatomia di una rivoluzione. La logica della scoperta scientifica in Darwin

Milano-Udine, Mimesis, 2013, pp. 188, euro 16, ISBN 978-88-5751-644-8

Recensione di Mario Tanga - 06/07/2013

È un Darwin a tutto tondo quello che incontriamo nel testo di Pievani. Il discorso ha un suo perno ben preciso, manco a dirsi L’origine delle specie (per amor di precisione la sesta edizione, quella del 1872), ma chi pensa che si tratti dell’ennesima lettura critica di questa opera, già dalle prime pagine si accorge che l’autore lo obbliga ad allargare l’orizzonte. Tutta la produzione darwiniana è presente e il racconto si sposta continuamente attraverso essa, secondo l’economia di un percorso che l’autore ha chiaro in mente 

e che è reso chiaro anche al lettore. Non si rischia, infatti, nonostante la complessità e la profondità degli argomenti, di perdere mai la bussola. È un lungo viaggio (e in buona compagnia) per il lettore, che viene guidato a ripercorrere l’itinerario concettuale ed esistenziale del grande naturalista inglese. Il percorso non è pedissequo e lineare, ma con padronanza e chiarezza Pievani tiene fede alla promessa del titolo. Anatomizza, nel senso etimologico di ανατέμνω, la teoria darwiniana, distinguendone i vari aspetti. Ottimo espediente, possiamo dire, dato che alcuni di questi ultimi altrimenti non sarebbero così evidenti, salvo poi il ricomporli organicamente per valorizzare la solidità dell'impianto complessivo del “Darwin-pensiero”.
Si esce dalla lettura del libro, infatti, con una visione olistica non solo dell'opera di Darwin, ma anche del mondo vivente e della sua storia (non poteva essere altrimenti, del resto...).
Molte sono le citazioni degli scritti darwiniani, molti anche i riferimenti crociati che disegnano una fitta rete di correlazioni e reciproche “illuminazioni” tra passi anche distanti e apparentemente non legati. Operazione, questa, che può essere frutto solo di una conoscenza estesa e profonda della materia. All'uso di tali riferimenti contestuali Pievani ricorre regolarmente, senza tuttavia mai scivolare nell'esibizione pretestuosa. Anche i riferimenti contestuali hanno il loro ruolo e disegnano lo scenario tanto storico-scientifico e culturale, quanto esistenziale e persino emotivo dello scienziato.
Della sua opera Pievani coglie mirabilmente anche gli aspetti linguistici e stilistici, mostrando come non siano relegabili in un vuoto formalismo scisso dai contenuti. Le finezze linguistiche e terminologiche di Darwin, con tutto il loro carico di senso e significato, sono una chiave irrinunciabile per entrare nella grandiosa architettura concettuale dello scienziato passando da una porta non secondaria.
Possiamo provare a questo proposito un compiacimento estetico tout-court, senza temere che sia inappropriato o fuori luogo, solo perché non siamo nel campo della poesia o delle arti.
È sicuramente interessante il modo in cui Pievani inscrive nella prospettiva della storia della scienza l'opera di Darwin, individuando ciò che l'ha preceduta, l'ha accompagnata e l'ha seguita. Questo soprattutto perché seppure l'Origine delle specie non sia stata un “fulmine a ciel sereno” né una “cattedrale nel deserto” (tanto per abusare di luoghi comuni), costituisce una rivoluzione in senso pieno, kuhniano, potremmo dire. Molti e importanti i piani investiti: ontologico, metodologico, epistemologico, biologico e filosofico.
La storia dell'evoluzionismo, delle scienze biologiche, della scienza in genere e della cultura tutta, nonché della stessa mentalità comune, devono tener conto di questo gigante che si pone a spartiacque, istituendo nella storia (del sapere, ma non solo) un “prima” e un “dopo”.
Darwin stesso, osserva Pievani, si avventura in previsioni e anticipazioni, è consapevole di aver impresso un svolta epocale al pensiero (cfr. p. 187), così come si rende conto che il carattere controintuitivo della propria teoria (allora ancor più di oggi) è il prezzo da pagare per fare chiarezza nella storia della vita. Ha alle spalle millenni di naturalismo aristotelico tenacemente persistente, nonostante i due secoli e passa trascorsi dalla rivoluzione scientifica. Sa che il proprio anti-antropomorfismo, con cui interpreta i meccanismi causali della deriva evolutiva dei viventi, è poco gradito (cfr. p. 164). Si appella più o meno esplicitamente al “nuovo corso” che la conoscenza ha imboccato dopo la rivoluzione scientifica: invoca il supporto delle dimostrazioni empiriche (che si procura lui stesso e che auspica per il futuro, a ulteriore dimostrazione di quanto sostiene con convinzione, ma senza precludere a priori possibili smentite), sa trattenersi, con grande senso di umiltà e con onestà intellettuale, da pretese esaustive.
Ricorre a questo proposito al limpido confronto con un caso parallelo, un altro pilastro della conoscenza scientifica, la forza di gravità. Anche di questa, come dell'evoluzione, si sa “come funziona”, ma non per questo si sa dire “che cos'è” in senso profondo, ontologico, in un certo qual modo.
Indubbiamente l'evoluzione dei viventi può essere collocata tra “i massimi sistemi”, anche se al momento ci si deve astenere dal dire cosa sia la vita o quale sia la sua origine.
Dal libro di Pievani, tentando di tirarne un po' le fila, emergono con forza i caratteri rilevanti (non pochi…) dell'opera di Darwin.
* Combina la dimensione spaziale (quella concreta della biogeografia e quella concettuale della tassonomia) e la dimensione temporale (la deriva storica delle modificazioni, delle divergenze e delle speciazioni) in un unico quadro esplicativo (cfr. p. 114).
* È antiessenzialista e in rottura con lo strutturalismo continentale;
* Il suo modello euristico ed esplicativo può essere definito pluralista su base probabilistica, cosa che colloca Darwin su un fronte molto avanzato dal punto di vista metodologico ed epistemologico, cosa tutt'oggi molto apprezzabile (cfr. p. 139).
* Focalizza in modo formidabile la differenza tra analogia e omologia, con tutte le implicazioni interpretative dei processi evolutivi  e le indicazioni tassonomiche che ne derivano. Differenza che è legata al “Principio di Darwin”, così come è enunciato da Elliot Sober (cfr. p. 142). Questo gli permette di separare origine e utilità attuale (di un organo, di un apparato, di una caratteristica somatica o funzionale), gettando le basi di quella che sarà definita la cooptazione funzionale (o, come la definiranno Jay Gould ed Elisabeth Vrba nel 1982, exaptation) e aprendo con la giusta chiave la questione dei tratti vestigiali o plesiomorfi e soprattutto sgombrando il campo tanto dalla casualità bruta e anomica quanto dalle telologie e dalle intenzionalità antropomorfe di ogni sorta. A questo proposito non è superfluo notare che Chaitin, il quale mette “Darwin alla prova” (matematicamente) dopo un secolo e mezzo, si pone (mutatis mutandis, ovvio) su questa stessa linea. La funzione “difensiva” (di cui Darwin sempre si preoccupa molto) di tale argomentazione, finemente articolata, si rivelerà davvero potente.
* È un “falsificazionista” ante litteram. Senza fare attualismo fuori luogo, Pievani ci mostra la riferibilità addirittura al falsificazionismo popperiano.
* È un antiriduttivista (cfr. p. 59), il che, in un clima positivista, non è cosa trascurabile, invocando tuttavia il principio di parsimonia, parallelamente nella Natura e nella conoscenza di essa, in una sorta di continuo richiamo alla necessità di usare il “rasoio di Hockam”, sebbene non lo citi esplicitamente.
* Preferisce, nonostante alcune concessioni che sembrano talvolta prefigurare persino gli equilibri punteggiati (sappiamo che dicendolo rischiamo di nuovo di cadere nel “peccato” dell'attualismo, ma vale la pena rischiare...), una linea interpretativa gradualista, schierandosi con coraggio, ma anche con sagacia metodologica, nella complessa diatriba con i catastrofisti.
* Delinea in modo organico la co-occorrenza di cause interne ed esterne nella dinamica dell'evoluzione, ma la posizione di Darwin emerge come complessivamente esternalista. È questo un altro punto in cui si è esposti a tentazioni attualiste, specie alla luce degli attuali sviluppi dell'epigenetica in questi ultimi anni.
* nNon rinuncia, con fiducia e coerenza, alle implicazioni abduttive della propria teoria. La sua avventura nell'ipotesi è coronata da almeno tre sorprendenti successi, alcuni “a stretto giro”, come la scoperta dell'Archaeopteryx lithographica nella cava di Solnhofen, altri postumi, come la scoperta di una falena in Madagascar. Scoperte che hanno il sapore di un “brivido”, come accade in ogni scommessa che si rispetti (cfr. p. 163).
* Dà all'esposizione delle proprie teorie un carattere dialogico e interlocutorio. Sa che susciteranno più di un vespaio (ha strenui difensori, Huxley per primo, ma sono ben più numerosi i detrattori, e non tutti pacati e sereni...) e quindi ritiene opportuno cautelarsi in anticipo, tra l'altro a tutto giovamento di completezza e incisività argomentativa.
Pievani rimane sobriamente fuori da ogni circonvoluzione accademica, pur usando nel modo più efficace citazioni in lingua e riferimenti di ogni tipo. Complessivamente è forse un po' ridondante nel suo argomentare, un modesto prezzo però per la chiarezza e la forza esplicativa che complessivamente segnano questo suo lavoro, anche considerando che la prosa è comunque piacevole e mai pesante.
Ricca la bibliografia.
L'autore chiude (e lo leggiamo anche in quarta di copertina) dicendo che ha ricercato, della rivoluzione darwiniana, genesi, metodo e struttura. E noi possiamo confermargli che c'è riuscito. Scusate se è poco!...


Indice

1. Idee pericolose e altri antefatti
2. Variazioni e selezione: il nocciolo della teoria darwiniana
3. La cintura difensiva
4. Il complesso delle prove empiriche
5. Dall'Origine delle specie a oggi: il pluralismo darwiniano

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